| LE SCIMMIE
PIEGANO BLAIR
Approfondimenti:
Link:
Vivisezione (LAV)
Link: Lega Antivivisezionista
(LEAL)
Link: Comitato
Scientifico Antivivisezionista
Link: Novivisezione
Link:
SHAC Italia
Link:
Campagna Ricerca senza Animali
Link:
Telethon? NO grazie!
Articolo:
Animali chi li usa in laboratorio?
Documento-denuncia: vivisezione
in Germania (BUAV)
Documento:
Foto e descrizione dei maltrattamenti in laboratorio tedesco (BUAV)
CENSURATO!
Articolo: Inghilterra: una
vittoria animalista ed una vendetta di stato
Articolo: dove si pratica la vivisezione
in Italia
Link:
Dove sono le prove che la ricerca su animali sia utile per l'uomo?
(novivisezione.org)
Articolo: un racconto di Giuliano
Sadar
Link:
The Week of Fire - Paolo Ricci racconta la battaglia animalista
in Inghilterra
I Guerriglieri della Causa
Animalista (LE MONDE diplomatique)
Trascrizione della conferenza
di Cynthia O'Neill
Fonte: Il Manifesto 04 febbraio 2004 pg. 8
LE SCIMMIE PIEGANO BLAIR
L'università di Cambridge rinuncia al suo laboratorio, duramente
contestato dal movimento animalista, di sperimentazione sui primati
di nuove terapie per il cervello: «troppo costoso difenderne
la sicurezza». Il governo aveva insistito molto per aprirlo,
su pressione del miliardario lord Sainsbury, amico di Blair
ORSOLA CASAGRANDE
LONDRA
Benvenuti nell'anno della scimmia. I nostri simpatici progenitori
si rallegreranno non soltanto perché nel calendario cinese
il 2004 è il loro anno, ma anche perché dalla settimana
scorsa non verranno più utilizzati per esperimenti atroci
condotti in nome della scienza. L'università di Cambrdige
ha deciso ed annunciato infatti che il centro scientifico che avrebbe
dovuto utilizzare le scimmie per studiare malattie del cervello
alla fine non si farà. Costerebbe troppo, infatti, proteggerlo
dagli animalisti. In altre parole, i militanti che per anni si sono
battuti contro quel laboratorio hanno vinto. Uno smacco grandissimo
per Blair che si era speso in prima persona per sostenere che gli
esperimenti sulle scimmie che il centro avrebbe condotto erano importantissimi
e per denunciare gli animalisti che «ostacolano il progresso
scientifico». Il premier era intervenuto in prima persona,
dopo che un'inchiesta pubblica aveva bocciato il progetto. Non solo,
dopo ben due rifiuti da parte dell'autorità locale era intervenuto
il vice premier, John Prescott, che usando la sua delega alle questioni
locali, aveva di fatto annullato quelle decisioni decretando che
quel centro scientifico si sarebbe fatto perché era «nell'interesse
nazionale».
La settimana scorsa l'ultimo (si spera) atto di questa vicenda:
Cambridge ha annunciato di abbandonare il progetto. Una storia a
lieto fine dunque, e non solo per le scimmie cui verrà risparmiata
la vivisezione. Ma soprattutto una storia che dimostra che la comunità
quando si mobilita può vincere.
«A vincere è stata la minaccia, spesso trasformata
in azione diretta, della costante protesta contro l'intera università
e l'impatto negativo che questa minaccia ha avuto nei finanziatori
internazionali del laboratorio. Li abbiamo colpiti dove erano più
vulnerabili: le loro finanze. Non gli abbiamo altra scelta».
Sintetizza così un attivista della Speac Campaign la vittoria
degli animalisti e della comunità contro quel laboratorio
percepito come sbagliato, una violazione dei diritti degli animali
in nome del progresso e della scienza. Gli animalisti (che è
un'etichetta più riduttiva dell'inglese animal rights campaigner)
si sono opposti al centro sostenendo che non era necessario perché
quegli esperimenti erano solo delle crudeltà che, come dicono
anche molti scienziati, poco hanno a che fare con il progresso medico.
Come per esempio ha sostenuto il dottor Ray Greek (direttore di
Europeans for Medical Advancement) nella sua deposizione contro
il centro durante l'inchiesta pubblica che si è aperta nel
novembre 2002 (dopo che il progetto era già stato respinto
dal Cambridge Council).
Greek ha dichiarato che gli scienziati hanno paura di parlare contro
i loro datori di lavoro, tanto che un ricercatore si è lasciato
intervistare da un programma televisivo che sosteneva l'inutilità
degli esperimenti sugli animali, soltanto dopo che il suo volto
è stato oscurato e la sua voce distorta. Gli esperimenti
sugli animali, dice Greek, sono spesso utilizzati per attrarre fondi
e non perché siano utili alla ricerca. Un altro medico, il
professor Claude Reiss ha sostenuto all'inchiesta pubblica che «nessun
animale può fungere da modello biologico affidabile per un'altra
specie. Nemmeno lo scimpanzè, il nostro parente più
stretto in termini evoluzionisti, non può servire da modello
per la ricerca sul cervello umano». L'università di
Cambridge del resto non era riuscita a portare all'inchiesta nessuna
prova della validità della sua ricerca sulle scimmie.
Tutto era cominciato nel 2001 con la presentazione, da parte dell'università
di Cambridge di un progetto che prevedeva la costruzione di un centro
per la ricerca di cure per malattie cerebrali e neurologiche da
sperimentare sulle scimmie. Il costo del progetto era stimato sui
24 milioni di sterline. Il complesso sarebbe stato il più
grande d'Europa. La settimana scorsa l'università ha fatto
sapere che i costi erano lievitati a 32 milioni di sterline, se
si voleva garantire la sicurezza del centro. La sicurezza, s'intende,
dagli animal rights activists, cioè dagli animalisti. Che
in questi anni hanno organizzato centinaia di manifestazioni di
protesta. Ma anche azioni più dirette, come bruciare le auto
di alcuni ricercatori.
Naturalmente il Medical Research council e il Wellcome Trust (che
avrebbero finanziato parzialmente il centro) si sono detti fiduciosi
sulla possibilità di trovare un'alternativa al sito nei pressi
dell'università di Cambrdige. Il governo avrebbe suggerito
di ricollocare il centro nella base di ricerca militare di Porton
Down. Lì sarebbe certo sicuro, protetto dall'esercito.
All'inizio di gennaio due gruppi di animalisti, Animal Aid e la
National Anti-Vivisection Society (Navs) avevano sfidato la decisione
di Prescott di far costruire, nell'interesse nazionale, il laboratorio
nonostante il parere contrario delle autorità locali (che
pure avevano detto no per questioni di sicurezza), portando il loro
ricorso contro il progetto all'Alta Corte.
C'è un altro motivo inquietante però che spiega in
parte l'ostinazione con cui il governo del new Labour, e in particolare
il premier Tony Blair, si è speso a favore del centro. Il
motivo si chiama Lord Sainsbury (vedi profilo), l'influente miliardario
al quale Blair aveva affidato la poltrona di sottogretario alla
scienza. Sainsbury ha donato oltre 11 milioni di sterline al Labour
party (dal 1994) e in cambio ha ottenuto un posto nel governo come
sottosegretario alla scienza. Un posto pesante, visti gli interessi
di Lord Sainsbury nella biotecnologia e nella modificazione genetica.
E IL GOVERNO SI VENDICA. INASPRITE TUTTE LE PENE
La risposta del governo alla vittoria degli animalisti non si è
fatta attendere. E ha nuovamente il volto della repressione. Il
ministro degli interni David Blunkett presenterà infatti
la nuova legge che renderà punibile con il carcere «qualunque
intimidazione agli scienziati e ricercatori che conducono esperimenti
sugli animali» e impedirà «manifestazioni davanti
ai laboratori». Il ministro sta pensando anche alla creazione
di una unità speciale della polizia che si dedichi alla lotta
al «terrorismo animalista». Tra il novembre 1999 e il
settembre 2002 si sono svolte davanti al solo Huntingdon Life Sciences
Laboratory (centro di ricerca sugli animali che si trova a Cambridge,
non lontano da dove l'università avrebbe voluto costruire
gli altri laboratori) circa 450 manifestazioni. Ventotto volte la
polizia è intervenuta arrestando alcuni dimostranti. L'anno
scorso poi sono state prese di mira dagli animalisti le società
farmaceutiche giapponesi, in particolare Yamanouchi, Esai e Daiichi.
In qualche caso ci sono stati attacchi alle macchine delle società
e alle abitazioni degli scienziati. C'è voluto l'intervento
del ministro Sainsbury (volato immediatamente in Giappone a rassicurare
i boss delle società colpite) per evitare l'esodo dalla Gran
Bretagna. Le società hanno chiesto al governo l'introduzione
di nuove leggi per `proteggere' uomini ed esperimenti. Il new Labour
ha risposto introducendo già l'anno scorso una legislazione
più rigida.
Ma non è stato abbastanza e così il ministro Blunkett
ha preparato questa nuova legge che prevede l'uso dell'arresto indiscriminato
di chi manifesta e addirittura il divieto a protestare. Il testo
finale della legge non è stato ancora approvato: altre misure
al vaglio del ministro prevedono la creazione di `zone di esclusione'
di una cinquantina di metri attorno ai laboratori di ricerca e l'identificazione
degli animalisti sulla falsariga degli hooligans da stadio.
Il governo poi è particolarmente interessato a colpire chi
è responsabile di atti di intimidazione nei confronti dei
finanziatori dei laboratori di ricerca che utilizzano animali per
i loro esperimenti. E' stato proprio il governo a pagare l'assicurazione
al laboratorio di Huntingdon dopo che gli assicuratori privati che
fino a quel momento avevano offerto il loro servizio, se n'erano
andati perchè stanchi di essere presi di mira dagli animalisti.
(O. C.)
LABOUR PARTY E BIOTECH, STORIA DI UN NUOVO LORD
David Sainsbury è una figura cruciale nel controverso progetto
dell'università di Cambridge. Ed è anche in qualche
modo la chiave del perché il governo Blair si sia così
impuntato sulla costruzione del megacentro ricerche di Cambridge
- come sull'imposizione di coltivazioni pilota di ogm. Sainsbury
è il terzo uomo più ricco della Gran Bretagna e dal
1994 le sue donazioni al Labour Party (nel quale è entrato
nel 1990) hanno raggiunto gli 11 milioni di sterline. Sembra anche
che sia stato lui a pagare 1 milione di sterline per aiutare a coprire
i debiti del partito dopo la trionfale campagna elettorale del 1997.
A pochi mesi dall'elezione di Blair a premier, David Sainsbury è
stato nominato alla camera dei Lord con il titolo di Lord Sainsbury
di Turville. Nel luglio 1998 Sainsbury è stato nominato sottosegretario
alla scienza. Naturalmente più di qualcuno ha sollevato dubbi
e alzato la voce per una promozione che chiaramente faceva gridare
al conflitto di interessi. Blair stesso è sceso in difesa
dell'amico sostenendo che naturalmente Sainsbury aveva affidato
tutti i suoi affari alla gestione di un trust su cui non aveva voce
in capitolo. Ci hanno creduto in pochi. Anche perché il neoministro,
oltre a possedere una consistente fetta dell'impero di famiglia
(supermercati), è proprietario della società di biotecnologia
Diatech e del brevetto mondiale di un gene importante nel processo
di modificazione genetica. Ha anche un piede nel Sainsbury Laboratory,
una charity che Lord David ha contribuito a creare e che da quando
è diventato sottosegretario ha ottenuto dal governo (tramite
un centro di ricerca) il 400% di finanziamenti in più. Sainsbury
ha anche l'ultima parola su chi viene nominato nel centro di ricerca,
il Biotechnology and Biological Sciences Research Council, che ha
speso oltre 18milioni di sterline per ricerche sui raccolti ogm.
Non sorpende dunque che uno dei più accaniti sostenitori
del progetto di laboratorio dell'università di Cambridge
sia stato proprio Lord Sainsbury (che del prestigioso ateneo è
stato studente). L'ultima donazione al Labour risale al 2003: anche
questa volta Lord David è stato generoso, con due milioni
e mezzo di sterline. Una cifra che ha fatto trasalire alcuni degli
stessi membri del comitato esecutivo nazionale del partito, come
per esempio Mark Saddon che ha definito la donazione «un vero
e proprio atto di corruzione». (O. C.)
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